Ho la febbre. Ascolto musica. La mia beloved Annette Peacock, che scopersi grazie a Pasquale (un amico), una Pasqua (festa religiosa) di tanti anni fa. Il brano è I'm the One. Di lei ho ancora i dischi che Pasquale mi prestò, e il ricordo inalienabile dell'emozione violenta che la sua musica mi provocò all'ascolto, quella di una speranza improvvisa, inaspettata, lancinante per quanto inconcepibile mi sembrava, togliendomi all'improvviso da quella mezza specie di depressione in cui mi ero arrotolato. Lo so, parola alla moda, depressione , ma mi sentivo davvero un schifo: brutto, solo, incapace, senza amore. Praticamente come mi sento oggi, anche se oggi brutto non mi ci sento, lo sono. Più di allora sicuramente. Brutto non vuol dire inscopabile, vuol dire trascurato. Mi trascuro. Non mi curo. Non mi vesto per il piacer mio né degli altri (non è maschile inclusivo, intendo i pischelli...). Mi copro piuttosto. Quel che conta è la salute e la ciccia non...